Mostra "Perchè Kimono Oggi" al Filatoio di Caraglio

La mostra, attraverso oltre 100 kimono originali, propone un viaggio nel mondo, nella cultura e nell’estetica del Sol Levante, ancora oggi fonte di suggestioni per arte, grafica, design e moda.

La scelta del luogo non è casuale: nel 1868, quando il Giappone si apre al mondo con la restaurazione Meiji, i setaioli italiani sono già nel paese da diversi anni per approvvigionarsi dei bachi giapponesi, gli unici a resistere alla pebrina, malattia che impedisce al baco di produrre il prezioso filo. Furono dunque i semai, i setaioli italiani in Giappone, i primi ad instaurare un importante rapporto di fiducia e conoscenza con il paese del Sol Levante e tra i semai piemontesi, uniti nella “Società Bacologica Torinese”, alcuni erano proprio di Caraglio.
Nel percorso di mostra – progetto di Consolata Pralormo curatela di Nancy Stetson Martin con Fabiola Palmeri – emergono la vita, le tradizioni, le feste e i paesaggi giapponesi grazie ai motivi decorativi, ai colori, alle raffinate rappresentazioni di fiori e foglie, insetti e animali, montagne e onde impetuose. Dal linguaggio del decoro, parte integrante della cultura giapponese, emerge poi quel vasto “impero dei segni” che racchiude il pensiero poetico di una cultura visiva di origini antiche e significati profondi. “...In Asia il decoro parla” afferma Nancy Martin Stetson.
Attraverso 4 sezioni dedicate rispettivamente al succedersi delle stagioni, al paesaggio, all’acqua e all’arte, la mostra mette in luce la stimolante bellezza dei kimono e del Giappone, da sempre luogo di straordinaria potenza evocativa e da oltre un secolo punto di riferimento estetico per l’Occidente. Quella stessa estetica che conquistò e sconvolse il mondo artistico europeo di fine Ottocento, influenzando il linguaggio pittorico di Van Gogh, Monet, Degas e Klimt, continua a ispirare ancora oggi artisti, designer e molta della produzione grafica contemporanea, fino al cinema e all’arte del tatuaggio.
“Il linguaggio del decoro va studiato – sostiene Nancy Martin Stetson – il suo luogo di esposizione privilegiato è il kimono che ci fa intravedere un mondo ordinato e forse felice, raccontato in segni. Segni convenzionali che uniscono una civiltà millenaria. È questo mondo, attraverso i suoi motivi, i suoi pattern e i suoi colori, che vogliamo raccontare”.
I kimono esposti provengono da una preziosa collezione privata, composta da oltre 700 kimono quotidiani e destinati alle cerimonie familiari del periodo Meiji (1868-1912), del breve periodo di pace Taishō (1912/1926) e del primo ventennio del periodo Shōwa (1926/1945).

La mostra è aperta fino a domenica 5 novembre 2017.

 

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