PSICHE PATHOS al CASTELLO DI MONASTERO BORMIDA

Psiche, ossia il soffio vitale, l'anima e più in generale il principio vitale dell'uomo. Pathos, dal greco “paschein”, letteralmente soffrire o emozionarsi. Corrisponde alla parte più irrazionale dell'animo umano e si oppone al Logos, che invece è la parte razionale.

Questa serie di opere, dichiara l'artista: “..non sono mai state da me pensate. Non sono il frutto di un'idea ne d'un progetto. Me le sono ritrovate”.

Rappresentano per lui quegli archetipi dell'inconscio del Sè junghiano. Condensatori del processo alchemico d'individuazione, quello della “Grande Opera”, improntato sulla comprensione della natura umana attraverso il quale l'Uomo, nello sforzo di guardarsi dentro, lungo le tappe di “nigredo, albedo e rubedo”, cerca di far sì che il proprio destino si compia, culminando con la realizzazione in termini spirituali.

La mostra ci guida attraverso dieci opere, installate nei bui sotterranei del Castello di Monastero Bormida, senza luce artificiale ed unicamente illuminate da candele, oltre che dalle poche feritoie e bocche di lupo.

“Il mio lavoro analizza la matrice illusoria delle idee, in merito a ciò che il genere umano considera 'arte'.
Il mio è un grido oltre ragione, contro l'espletazione dell'antropologia culturale e sull'inconsistenza di una speculazione ontologica di idee e sentimenti percepiti dalla psiche”. (Marco Abisso.)

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