“Storie del signor G.” a Villa Belvedere Radicati a Saluzzo

Suona chitarra – 1967 . Io mi chiamo G – da “Il sig. G” – 1970. Le nostre serate – 1963. Giotto da Bondone – da “Anche per oggi non si vola” – 1974 Il sig. G incontra un albero – da “Il sig. G” – 1970. L’anarchico – da “Anni affollati” – 1980/81. L’illogica allegria – da “Anni affollati” – 1980/81 La stanza del bambino – da “Gaber 1999/2000” – 1999. Io e le cose – da “Io se fossi Gaber” – 1985. L’orgia: ore 22 secondo canale – da “Il sig. G” – 1970 La festa – da “Polli d’allevamento” – 1978. Mi fa male il mondo – da “E pensare che c’era il pensiero” – 1995/96 . Vola vola (il sig. G e le stagioni) – da “Il sig. G” – 1970

Giorgio Gaber (1939-2003) è unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi cantanti/autori della scena musicale italiana. Dagli esordi di fine anni ‘50, ai successi televisivi e discografici degli anni ‘60, sino ad approdare alla collaborazione con Sandro Luporini e alla nascita del cosiddetto ‘teatro/canzone’ (1970/2000), cui questo piccolo, personale omaggio fa riferimento.

Luca Occelli ha frequentato l’Accademia Teatrale “G. Toselli” di Cuneo e la Scuola del Teatro Stabile di Torino, diplomandosi nell’anno scolastico 1994/95. Lavora in seguito, in veste d’attore, con le seguenti compagnie teatrali: Il Gruppo della Rocca (Torino), Teatro Garybaldi (Settimo), Teatro Popolare (Roma), Compagnia del Teatro Alfieri (Torino), Academia Montis Regalis (Mondovì, CN), Assemblea Teatro (Torino), Compagnia Santibriganti (Torino). Ha collaborato inoltre con la Compagnia Teatro della Gramigna (Cuneo), con il musicista Franco Olivero, con il musicista drammaturgo Orlando Manfredi, con l’arpista Valentina Meinero. Dal 2013 fa parte dell’organico de “L’ora canonica” con Filippo Bessone, Azio Citi, Claudio Dadone e l’orchestra Bluette. Nel 2017 ha pubblicato, con Baima – Ronchetti, la raccolta di filastrocche “Il pavone innamorato”, con lo pseudonimo di Lauro Darrosto.

Franco Olivero flautista dall’impronta stilistico espressiva inconfondibile, saxofonista, compositore, persegue da anni una coerente linea compositiva le cui coordinate spaziano tra jazz, word e ambient. La sua musicalità e ricerca sonora lo hanno sovente portato ad aprirsi a territori espressivi paralleli quali il teatro, la danza contemporanea o le arti visive in relazione alle quali ha realizzato il suo intervento come performer, compositore di musiche originali ecc. Ha collaborato alla realizzazione di concerti ( in Italia e all’estero ) e produzioni discografiche con numerose formazioni di musica etnica, jazz, d’autore ecc. Ha firmato sino ad ora 6 lavori a suo nome contenenti sue composizioni strumentali. Svolge inoltre l’attività di musicoterapista e conduce laboratori formativi sull’espressione sonoro – musicale.

Le volte che ho incontrato Giorgio Gaber. La prima volta sarà stato nel ‘77. Per Gaber era l’anno di ‘Libertà obbligatoria’ (ma, io, non lo sapevo). Per me, che facevo sei anni, era un periodo di vacanza dai miei cugini di Fossano (Cn). Mio zio, aveva un ‘vecchio’ mangianastri. ‘Lesa’. Sulla bobina, anonima, la registrazione di una serata televisiva. ‘Il Riccardo’. Canta Giorgio Gaber. Anno 1969. Poi fu la volta di ‘Nano’, un amico di mio padre. Aveva una pila di dischi che non finiva più. M’infilò sotto il braccio ‘Dialogo tra un impegnato e un non so’- (1971/72). Corsi a casa a registrarmelo. Era il 1981. Avevo 9 anni e mezzo. Poi, un giorno, lo raggiunsi per davvero. Gennaio 1987. Teatro Civico “Toselli”- Cuneo. “Parlami d’amore Mariù”. Fu con un amico che, al termine dello spettacolo, riuscii ad intrufolarmi nei camerini. E lo vidi. Seduto. Davanti alla specchiera illuminata. Farfugliai qualcosa. “…scusi….un autografo…”. Sorrise. Firmò. Sorrise ancora. “Grazie”, mi disse. Voltammo le spalle, nella confusione. Uscimmo fuori, nella neve. E corremmo via veloci. Felici. Come due pasque.

Luca Occelli

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