Binta Diaw a Monastero Bormida

La ricerca di Binta Diaw affronta questioni socio-culturali, identitarie e
storiche, in relazione al proprio patrimonio culturale. Queste opere traducono la storia di Monastero Bormida attraverso elementi ricorrenti nel suo lavoro, tra cui: la matericità, il linguaggio e le tradizioni.

Il titolo in italiano Non è sbagliato tornare indietro e prendere
qualcosa che hai dimenticato, si riferisce al simbolo Sankofa attribuito agli Akan (Africa occidentale, Ghana) e metaforicamente significa «tornare alle radici per andare avanti». È la chiave di lettura del percorso scultoreo che inizia sulla riva del Bormida con un’installazione effimera in terra e sale che sarà portata via dall'acqua. Senza Titolo (2021) è un gruppo di chiglie capovolte di barche stilizzate, evocano corpi privati della loro umanità riflettendo così sulla ciclicità che lega dinamiche coloniali alla traversata del mediterraneo.
Sul ponte romanico, edificato dai monaci benedettini e cruciale per la
via del sale, si trova l'ex-dogana oggi dedicata alla Madonna. Qui è installato il simbolo della Madre Terra, Àdduna (2021), dea Akan della creazione. È interessante come la forma, e quella di altri simboli, richiami innumerevoli decorazioni occidentali.
Nell’antica porta del «puntet», soglia della piazza del mercato fondamentale per la via del sale, è collocata «la porta della cura e dell’abbondanza». Bunt Topatoo ak Khëwuel, (2021) è un cancello aperto a metà, riferimento al tema dell’accoglienza, con i simboli della noce di cola (potere, commercio) e Aban (fortezza, luogo sicuro). L'opera è ricoperta di pasta di sale, intervento effimero realizzato con i ragazzi della colonia estiva di Monastero per indagare l'importanza del sale nei secoli.
Costeggiando il castello si giunge alla torre connessa ad esso da un arco vertiginoso. Lassù poggia una lunga scala che termina nel vuoto.
Ame Dine (2021) è un ponte verso l'immateriale; per gli Akan è simbolo
di etica e fede.
Nel cortile dell’ex-monastero, all'interno del pozzo, è collocata Kham Kham (2021), un’opera composta da due simboli identici che rappresentano la saggezza e la sapienza.
Uno in superficie; l'altro all’altezza dell’acqua, è visibile percorrendo i
sotterranei. Ai piedi di un arco dell'antico chiostro si trova il Sankofa.
Dellu Cossan (2021) rappresenta un uccello che si guarda la coda ed è
formato da una serie di curve perché il ritorno non è una linea retta. È il
canovaccio di una storia e simbolo identitario per molte diaspore Africane. Sankofa ci riporta alle origini, al passato, alle tradizioni e all'inizio del percorso.

L'ARTISTA
Binta Diaw (Milano, 1995) è un'artista italiana di origini senegalesi.
Realizza installazioni su fenomeni sociali come le migrazioni, le narrazioni contemporanee e ancora coloniali, gli aspetti antropologici e sociali nel contesto europeo, il rapporto del corpo con la natura e la complessità della sua identità, utilizzando materiali spesso naturali e simbolici. Nel 2020 vince la Bourse arts plastiques de la Ville de Grenoble; nel 2019 partecipa alla mostra Soil Is An Inscribed Body. On Sovereignty and Agropoietics, presso SAVVY Contemporary, Berlino.

Binta Diaw
It Is Not Wrong To Go Back and Take Something You Forgot
dal 26.06. al 26.09.2021
Monastero Bormida

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