Guido di Montezemolo (1878-1941). La poetica della pittura tra Verismo e Ritorno all’ordine

Prosegue a Palazzo Salmatoris la mostra "Guido di Montezemolo (1878-1941). La poetica della pittura tra Verismo e Ritorno all’ordine", allestita in collaborazione con Luca Mana, esperto d’arte.
L’esposizione racconta la vita e il lavoro dell’artista attraverso una selezione di cinquanta opere, scelte tra quelle che i discendenti tutt’oggi custodiscono gelosamente.

Esponente di un’antica famiglia nobiliare piemontese, Guido Cordero di Montezemolo (Mondovì, 1878 - Torino, 1941) fu un pittore che visse tra due mondi: quello tranquillo della ricca e genuina campagna piemontese e quello effervescente delle grandi città europee, serbatoi di novità sociali e artistiche. Allievo di Pier Celestino Gilardi e di Giacomo Grosso all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, fin da giovane intese la pittura come missione di vita, intesa quale mezzo per esaltare la realtà attraverso un uso sapiente e studiato del colore. Influenzato nella prima produzione dal Simbolismo tardo ottocentesco, seppe aggiornare il proprio stile pittorico attualizzandolo a seconda delle correnti figurative in voga, sperimentando nel primo decennio del Novecento il Divisionismo, per passare, dopo il 1919, a un recupero accademico della forma.

Tra i dipinti esposti spiccano per bellezza e intensità di espressione i magnifici ritratti che il pittore dipinse a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento, quali Primavera in autunno (1895), Suonatrice d’arpa (1905) e Ritratto di famiglia (1924). Protagonisti di queste scene furono sovente il pittore stesso e membri della sua famiglia. Accanto a questo tipo di produzione, più intima, ci fu quella di impegno sociale che Guido coltivó con l’intento di rendere omaggio a situazioni lavorative diverse. Fu così che dipinse Gregge intorno al fuoco e Cavalli al lavoro, preludio a opere di maggior impatto visivo, quali Il muratore (1935), Ritorno dal lavoro (1939) e il bozzetto per Gloria dei campi, realizzate in un clima di parziale condivisione dei valori del regime fascista. Indiscutibili protagonisti del percorso espositivo sono, peró, i paesaggi e le vedute di città e di paesi, ai quali l’artista si dedicó fin dall’inizio della propria attività. Educato alla pittura en plein air di fontanesiana memoria, Guido di Montezemolo dipinse alla fine degli Anni Dieci immagini segnate da una forte adesione ai principi cromatici del Divisionismo, resi manifesti in piccoli capolavori quali Palazzo Reale (1917-1918) e Torino. Palazzo Madama (1919-1920), il cui stile fu, peró, ben presto abbandonato in un clima di generale Ritorno all’ordine che, per Montezemolo, significó significó recupero delle tanto amate fonti figurative iniziali.

La mostra aperta fino al 15 maggio, avrà il seguente orario: mercoledì, giovedì e venerdì: 14.30 - 18.30; sabato e domenica: 9.30 - 12.30 / 15.00 - 19.00. Ingresso libero; durante le aperture saranno rispettate tutte le norme anti Covid.

 

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