Messa in scena. L’altro reale nelle fotografie di Aldo Galliano
Martedì, 24 Febbraio 2026
La mostra fotografica del costigliolese Aldo Galliano non poteva scegliere anno migliore per compiersi che il 2026. Cento anni fa, Luigi Pirandello (Premio Nobel per la Letteratura nel 1934), dava alle stampe il suo ultimo romanzo “Uno, nessuno e centomila” (edizioni Bemporad, Firenze 1926, con il lungo sottotitolo Considerazioni di Vitangelo Moscada, generali sulla vita degli uomini e particolari sulla propria, in otto libri), il capolavoro letterario in cui si consumava il contrasto tra realtà e apparenza, insieme con il sentimento della casualità della vita. Nella visione pirandelliana, gli individui si presentano come maschere nude, protese nella loro panica nudità alla ricerca di quella identità e di quella verità che non potranno mai raggiungere, in quanto esse non esistono se non nell’illusione di ciascuno.
Da qui i set fotografici in bianco e nero di Aldo Galliano diventano teatrini dove gli oggetti banali e quotidiani - frammenti di manichini, scarpe, cappelli, piume, maschere femminili, fiori, stoffe e candele - si trasformano in qualcosa di misterioso e affascinante. Recitano anch’essi nel gioco delle pose predisposte con cura dall’artista che si avvale di pellicole analogiche per rallentare il processo di creazione delle immagini. Il suo sguardo, capace di toccare i temi dell’inconscio e del sogno, tra luci modulate, ombre vellutate e inquadrature meditate, compone in mostra una sessantina di opere, ripartite in quattro sezioni: Flowers, Il sogno parigino, Maschere, Messa in scena.
Aldo Galliano
Aldo Galliano nasce a Cuneo nel 1965, vive e lavora a Costigliole Saluzzo.
Il suo incontro con l’arte avviene all’età di trentacinque anni, quando inizia a percorrere la strada della pittura e della scultura con le “Città Future”: pannelli in legno su cui incolla circuiti elettrici, per intenderci, quei componenti che si trovano all’interno degli apparecchi come le radio e le televisioni. Assembla un telefono, un pulsante, un citofono…, tutti funzionanti. Ama alla follia Jackson Pollock e, come fosse un dripping, ci dipinge sopra con gli smalti, dando luce a quelle che sono le sue città future.
Le espone in diverse mostre e in una di queste pensa che sarebbe interessante filmare l’allestimento, così decide di comperare una fotocamera per documentarne le fasi.
Non fa nessun filmato, ma, con quello strumento in mano, una Canon, subisce una trasformazione radicale e, senza una ragione apparente, sente l’esigenza di fotografare. O meglio, di ritornare a un suo antico amore perché da adolescente ritraeva la nonna in cortile (fu lei a regalargli una Yashica X3). Una riscoperta straordinaria.
Al principio, seguendo lo stile della sua pittura, fotografa scritte sui muri, cartelloni pubblicitari strappati, macchie sull’asfalto. In seguito, con un programma di ritocchi trasforma quegli scatti in immagini con forti contrasti e intensi colori.
In breve, però, Aldo subisce un’altra trasformazione che stravolge il suo modo di fotografare: abbandona il colore. Il bianco e nero diventa il suo modus operandi per una fotografia di strada in cui ricerca le abitudini, le stravaganze e la quotidianità delle persone. Fotografa tutto ciò che la società non prende in considerazione. E così vengono fermati sulla pellicola, con pudore e con dolcezza, i corpi infagottati dei “senza tetto”. Ma non gli basta, perché capisce che sono i volti delle persone a interessarlo. I volti sono incontri e lo scatto ferma l’attimo di quegli incontri particolari.
Una sera, al circolo fotografico Foto Slow, un fotografo propone di ritrarre gli abitanti della valle Maria. Aldo inizia subito. Gli piace l’idea, ma lo frena immediatamente il disagio di chiedere alle persone di farsi fotografare. Non abbandona però il progetto, ne parla con il pittore Cesare Botto. “Beh, Aldo, fotografa i tuoi amici artisti”, il suo consiglio. È un’illuminazione, l’imbarazzo scompare e prende a fotografare gli artisti e le artiste cuneesi, allargandosi sempre di più sul territorio, in un percorso lungo cinque anni con il quale gira l’Italia intera. Ritrae artisti, artiste, fotografi, fotografe: Michelangelo Pistoletto. Ugo Nespolo, Emilio Isgrò, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Gianni Berengo Gardin, Uliano Lucas, e molti ancora.
Poi arriva il Covid che stravolge la vita a tutti. Aldo inizia per necessità, ma ben presto per piacere, una ricerca fotografica in studio in cui avvicina la poetica surrealista, corrente artistica particolarmente congeniale. Al contempo, rilegge Pirandello, Jung, Freud. Ad accompagnarlo in queste letture c’è un suo caro amico, Sergio Brocchiero, psicologo, con il quale affronta i nuovi versanti creativi che lo portano alle “immagini da ascoltare”.
Questa ricerca fotografica lo accompagna tutt’oggi nell’elaborazione dei diversi progetti scaturiti da quelle letture. Si avvale anche di una Hasselblad e di una Mamiya RB67 e il modo di lavorare è diverso da prima, ricorre alla fotografia analogica che gli permette di concentrarsi, di riflettere, di ragionare sullo scatto. Insomma, di essere molto meditativo. Appronta ex novo le composizioni, scegliendo e disponendo i soggetti, ogni sorta di oggetto necessario alla realizzazione dei set. Tutto rientra nel campo dell’inquadratura.
Il gioco di seduzione è già nel momento in cui Aldo sceglie di premere il pulsante di scatto, ben sapendo che la fotografia non è solo 1/125 di secondo ma tutto il tempo che c’è prima e tutto il tempo che c’è dopo.
Info:
ORARI DI VISITA: VENERDÍ, SABATO e DOMENICA dalle 15.00 alle 19.00
Biglietto: Intero 5 euro; ridotto 3 euro; gratuito per possessori Abbonamento Musei
Tel: 0171 291014 / 908704
museo.malle@comune.dronero.cn.it
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Possibilità di aperture straordinarie su prenotazione per gruppi e scuole