“Da Rayper a Reycend. Paesaggi liguri e piemontesi tra ‘800 e ‘900”
Lunedì, 05 Ottobre 2026
Sabato 3 ottobre, con vernissage alle ore 17 presso il castello di Monastero Bormida, ha aperto i battenti la grande mostra annuale, intitolata “Da Rayper a Reycend. Paesaggi liguri e piemontesi tra ‘800 e ‘900”. Una mostra particolarmente importante e impegnativa, per la qualità delle opere esposte e la caratteristica di trattare di una tematica – quella del paesaggio – che ha rivoluzionato il concetto dell’arte italiana ed europea e che sorprendentemente ha avuto la Liguria e il Piemonte come protagonisti.
L’evento è organizzato e gestito dalla Associazione Museo del Monastero, che da oltre un decennio, con cadenza regolare nel periodo primaverile e autunnale, valorizza l’antico maniero medioevale con un’attività espositiva qualificata che richiama un notevole numero di visitatori e appassionati d’arte. Presieduta da Ilaria Cagno che si avvale del supporto di un affiatato gruppo di volontari ed esperti d’arte, l’Associazione ha all’attivo mostre di grande interesse, dalle ceramiche Lenci a Eso Peluzzi, dalle antologiche sul ‘900 nel Basso Piemonte a Morando, abbracciando soprattutto la produzione artistica del XX secolo. Tale attività è stata riconosciuta e valorizzata dalle Fondazioni Bancarie CRT e CR Asti, oltre che dal Consiglio regionale del Piemonte, che sostengono economicamente le iniziative e ne garantiscono la continuità.
Il progetto espositivo presenta le figure di Ernesto Ryper (1843-1873) e Enrico Reycend (1855- 1928), scelti come estremi temporali tra 800 e 900, oltre a numerosi altri pittori che a questi modelli in qualche modo si collegano o che derivano le proprie scelte artistiche, a volte anche molto più tarde, dalle loro intuizioni e sperimentazioni.
Rayper è un caposcuola nel rinnovamento della pittura italiana del paesaggio avvenuto nella seconda metà dell’Ottocento. Fondatore della Scuola Grigia ligure, partecipa alla Scuola di Rivara e frequenta i Macchiaioli toscani; Reycend discende da una storica famiglia di editori, frequenta senza diplomarsi l'Accademia Albertina di Torino e in seguito prosegue la sua formazione seguendo lezioni private presso i maestri Ghisolfi, Delleani e Fontanesi coi quali frequenta la Scuola di Rivara; in occasione di alcuni soggiorni parigini è colpito dalle opere di Corot e in particolare dagli Impressionisti. Entrambi producono opere con mari e monti, uliveti secolari e boschi, prati e scogliere, ma entrambi rappresentano una ventata di forte innovazione rispetto ai canoni del “pittoresco” romantico e della pura e semplice riproduzione realistica degli elementi naturali del paesaggio.
Un “Ray” e un “Rey” sprovincializzano la mostra, anche se il titolo ci dice che il soggetto è il paesaggio ligure e piemontese. Si tratta di due autori non particolarmente fortunati: uno è scomparso in ancor giovane età, l’altro, più longevo, ha terminato la sua vita in miseria. Entrambi sono accomunati dal fatto che dopo la morte tutta la loro produzione pittorica è stata rivalutata e oggi occupa il posto che entrambi meritano. Non furono degli isolati: molti degli artisti coinvolti in questo percorso espositivo sono in qualche modo riconducibili alle loro precoci intuizioni espressive.
La mostra espone infatti circa 100 opere non solo di Ryper e di Reycend, ma anche dei maggiori paesaggisti del periodo quali Antonio Varni, Tammar Luxoro, Antonio Schiaffino, Andrea Figari e Giuseppe Pennasilico; il rinnovamento divisionista e simbolista è rappresentato da Antonio Discovolo, Pietro Dodero, Anacleto Boccalatte, Angelo Barabino. Inoltre autori tardo-romantici come Pietro Sassi e pittori divisionisti come Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli e Matteo Olivero, i discendenti della scuola di Rivara come Lorenzo Delleani, Andrea Tavernier e infine quelli attivi all’inizio del ‘900 come Leonardo Bistolfi, Vittorio Cavalleri, Eugenio Olivari e Adolfo Rolla.
La mostra è allestita fino al 15 novembre 2026 ed è corredata da un catalogo, curato da Ilaria Cagno, che contiene i testi del curatore Rino Tacchella e la riproduzione a colori di tutte le opere esposte.
La visita alla mostra è l’occasione anche per ammirare il castello medioevale di Monastero Bormida, luogo ricco di storia, arte e fascino, in cui è allestita la gipsoteca permanente “Edoardo Rubino” e dove, al piano terreno, è ospitata un’altra mostra della pittrice Serena Baretti intitolata “Crepe”.
Orari d’apertura
Sabato: 15,00-18,30 - Domenica: 10,30/12,30 e 15,00-18,30.
Altri giorni per comitive e gruppi su prenotazione.
INFO, CONTATTI e PRENOTAZIONI:
ASSOCIAZIONE CULTURALE MUSEO DEL MONASTERO
Tel. (+39) 349 6760008 - museodelmonastero@gmail.com
SITO WEB: https://museodelmonastero.it/
COMUNE DI MONASTERO BORMIDA
Tel (+39) 0144 88012 - (+39) 328 0410869 - info@comunemonastero.at.it